L’opera sarà presentata in anteprima internazionale al Parco Archeologico di Pompei all’inizio del 2023.
La produzione dell’opera – vincitrice del bando PAC - Piano per l'Arte Contemporanea 2020 promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea – è il risultato della collaborazione fra il Ministero della Cultura e il Parco Archeologico di Pompei nel contesto di Pompeii Commitment. Materie archeologiche, il primo progetto a lungo termine dedicato dal Parco alle arti e culture contemporanee co-ideato da Massimo Osanna e Andrea Viliani, co-curato da quest’ultimo con Stella Bottai, Laura Mariano e Caterina Avataneo, con Responsabile Unico di Progetto Silvia Martina Bertesago, Funzionario archeologo del Parco Archeologico di Pompei, e il supporto scientifico e organizzativo di Anna Civale.
Girata nell’estate del 2022 fra le rovine dell’antica città di Pompei
colpita dall’eruzione del vulcano Vesuvio nel 79 DC, la nuova opera
filmica di Shawky mostra ciò che affiora alle soglie fra le diverse
culture, sia antiche che contemporanee, che rendono il Mediterraneo un
vero e proprio teatro in cui si sovrappongono fra loro narrazioni e miti differenti.
Basando la sua ampia narrazione su una rigorosa ricerca d’archivio,
Shawky rimette in scena le stratificazioni anche contraddittorie della
storia, rappresentando la genesi di una pluralità di antichi
racconti leggendari attraverso le molteplici e ulteriori versioni che,
dello stesso racconto, è possibile rintracciare sulle coste del Mar
Mediterraneo.
Già fonte di meraviglia per il moderno Grand Tour occidentale e oggetto di continue scoperte tra XVIII e XIX secolo, i resti archeologici pompeiani testimoniano del resto l’articolato intreccio e la complessa configurazione delle culture/nature mediterranee.
La Pompei antica, sede di intensi scambi commerciali, ospitava infatti
non solo templi connessi alla religione greco-romana ma anche ai culti
egizi (il Tempio di Iside fu dissepolto all’inizio del Grand Tour con i suoi stucchi, statue, affreschi e suppellettili) e ai riti misterici di Mitra, Cibele, Attis, recando innumerevoli tracce di iconografie di per sé sincretiche, testimoniate dalle aree archeologiche utilizzate come set, fra cui Praedia
di Giulia Felice, Casa del Frutteto, Odeion, tempio di Vespasiano
(Genius Augusti), Tempio di Iside, Necropoli di Porta Nocera, Basilica.
Shawky offre così una lettura ipotetica degli antichi miti di divinità, personaggi fittizi o figure storiche reali, incarnati nell'insieme poroso di templi, sculture, affreschi, mosaici ma anche paesaggi pompeiani in costante trasformazione. Unendo nella sua rappresentazione fantastica e multi-specie esseri immaginifici e esseri umani, piante e animali, Shawky intende Pompei come un multiverso di potenzialità narrative e storiche e come un ecosistema sia culturale che naturale disponibile alla metamorfosi e all’interpretazione.
Nelle sue opere – in cui si articolano film, disegno, scultura,
installazione, performance e regia teatrale – Shawky ci indica la
necessità di assumere una posizione di consapevolezza nei
confronti dei meccanismi, antichi e contemporanei, che indirizzano
l’interpretazione e quindi la trasmissione dei fatti storici, sociali e
culturali. Narratore di processi di cambiamento e stati
conoscitivi sospesi fra il documentabile e l’immaginabile, Shawky
esplora i modi in cui sono state scritte e continuano a venire
raccontate sia realtà che la finzione,
sovrapposte fra loro in modo inestricabile. Le sue narrazioni –
risultato di lunghi periodi di ricerca sulle fonti storiche e letterarie
– attraversano perciò tempo e spazio per evocare una dimensione al contempo fattuale e fantastica, come se la sua comprensione fosse ancora in corso.
Il nuovo film I Am Hymns of the New Temples rappresenta il culmine della ricerca fra arte e cinema dell’artista, avviata con le precedenti trilogie filmiche Cabaret Crusades (2010-2015) e Al Arab Al Madfuna(2012-2016).
In esse Shawky aveva già rimesso in rapporto eventi e personaggi della
tradizione egiziana e medio-orientale con una contemporaneità scossa da
apparentemente irresolubili contrasti, riraccontando le vicende delle
Crociate dalla prospettiva storiografica araba, e utilizzando marionette
al posto dei personaggi storici, o affidando a bambini travestiti da
adulti il racconto delle antiche tradizioni del villaggio Al Araba Al
Madfuna nei pressi di Abydos (antica capitale di un regno faraonico
dell’Alto Egitto). In questo modo Shawky rimodella gli eventi storici
facendone emergere dinamiche spirituali ancestrali, scrivendo quella
Storia che solo la favola può, forse, restituirci nella sua
contraddittoria verità e irredimibile umanità: come afferma l'artista
stesso, il suo desiderio nel realizzare le sue opere filmiche è quello che esse siano "sufficientemente precise nei dettagli da poter sembrare che esse esistano realmente, da qualche parte”.
I Am Hymns of the New Temples rappresenta la prima opera prodotta nel contesto del progetto Pompeii Commitment. Materie archeologiche,
piattaforma dedicata alla formazione della collezione d’arte
contemporanea del Parco Archeologico di Pompei, primo sito archeologico
al mondo a dotarsi di un programma di lungo termine e di una collezione dedicati a valorizzare e divulgare la contemporaneità dei temi e dei valori espressi dal patrimonio archeologico italiano e internazionale,
a partire da quello mediterraneo che oggi corrisponde ai confini
moderni fra Egitto, Giordania, Libano, Siria, Turchia, Grecia, Italia,
Francia e Spagna.
Come ricorda Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Pompei: “la
vera archeologia è guardare con occhi sempre nuovi l’antico che già
pensiamo di conoscere. Per questo il Parco Archeologico di Pompei crede
così fortemente nel valore del dialogo fra archeologia ed arte
contemporanea, dialogo capace di ascoltare le storie comuni, avvicinando
fra loro i termini geografici e cronologici di una storia, in cui raccontare l’antico vuol semplicemente dire raccontare il contemporaneo a noi”.