LEGGERE CON ATTENZIONE - AVVERTENZE E MODALITA' D'USO

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domenica 5 marzo 2023

Blue di Attila F. Balázs (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

Attila F. Balázs è un poeta di origine rumena che vive in Slovacchia e scrive in lingua ungherese: partendo da questa mescolanza di culture appartenenti all’est europeo si può comprendere la varietà di toni e di stili della sua poesia. I luoghi descritti trasmettono al lettore un senso di straniamento, una percezione del tempo che segue un ordine proprio all’interiorità del poeta: “torno a me stesso/il tempo merita interesse/oltre la catarsi/e l’estasi”. Questo probabilmente spiega anche il fatto che alcune poesie, sono la stessa versione modificata solo in alcuni versi, come se il poeta avesse sentito il bisogno di fissare nella parola l’inarrestabile mutare delle cose, dei sentimenti, di noi stessi. (dall’introduzione di Laura Garavaglia)



Attila F. Balázs . Nato a Târgu Mureș, (Transilvania) il 15 gennaio 1954. Ha continuato gli studi presso l'Istituto di teologia cattolica di Alba Iulia. Si è laureato in scienze delle biblioteche e traduzione letteraria a Bucarest. Ha lavorato come bibliotecario presso la Biblioteca della Contea di Harghita a Miercurea Ciuc fino al 1989. Nel 1990, si è trasferito in Slovacchia. Tra il 1990 e il 1992 è stato editore di Szabad Újsag (Bratislava), ha collaborato con Új Szó ed è stato direttore della casa editrice Madách di Bratislava. Nel 1994 ha fondato la AB-ART Publishing (Bratislava), di cui è direttore da allora. È membro dell'Unione degli scrittori ungheresi, dell'Accademia europea delle scienze, delle arti e delle lettere, Parigi, dell'Accademia Eminescu, dell'Unione degli scrittori di Romania, del club ungherese PEN, dell'Associazione degli scrittori della Slovacchia .. È vicepresidente dell'associazione culturale Dellart (Cluj-Napoca), membro onorario dell'Accademia delle scienze, delle arti e delle lettere, Chisinau, Moldavia, autore di più di una dozzina di raccolte di poesie e traduttore di più oltre venti libri di poesia e narrativa, Attila F. Balázs ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per l e sue varie attività letterarie (Premio Opera Omnia Arghezi (Târgu Jiu, Romania 2014), Premio Dardanica, Bruxelles-Prishtina, Premio Lucian Blaga (Romania , 2011), Premio Lilla (Hévíz, 2011), Premio EASAL, Parigi, 2020, Premio Madách (Slovacchia, 1992), Premio World English Writer's Union, India, 2019, Premio Lukijan Mušicki, Belgrado, Serbia, 2019, Premio internazionale Dardanica , Brussel / Prishtina, 2019.
Il 10 ottobre 2018, il Consiglio di fondazione dell'Accademia mondiale delle arti e della cultura conferisce a F. Attila Baláz il titolo onorario di dottore in lettere. (Rilasciato al XXXVIII Congresso mondiale dei poeti a Suiyang, Cina). Le sue opere sono state tradotte in 20 lingue. Come poeta invitato, partecipa regolarmente a diversi festival letterari in tutto il mondo (Nicaragua, Colombia, Venezuela, Canada, Turchia, Perù, Ecuador, Marocco, Macedonia, Cina, Vietnam, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Azerbaigian, Moldavia, Romania, Serbia, Montenegro, Kenya, Spagna, Italia.)
 
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Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni (Einaudi)

Cinque anni possono cambiare un mondo. Una vita, tante vite. Il grande ritorno del commissario Ricciardi.

È il 1939, sono trascorsi cinque anni da quando l’esistenza di Ricciardi è stata improvvisamente sconvolta. E ora il vento d’odio che soffia sull’Europa rischia di spazzare via l’idea stessa di civiltà. Sull’orlo dell’abisso, l’unico punto fermo è il delitto. Fra i cespugli di un boschetto vengono ritrovati i cadaveri di due giovani, stavano facendo l’amore e qualcuno li ha brutalmente uccisi. Le ragioni dell’omicidio appaiono subito oscure; dietro il crimine si affaccia il fantasma della politica. Con l’aiuto del fidato Maione – in ansia per una questione di famiglia – Ricciardi dovrà a un tempo risolvere il caso e proteggere un caro amico che per amore della libertà rischia grosso. Intanto la figlia Marta cresce: ormai, per il commissario, è giunto il momento di scoprire se ha ereditato la sua dannazione, quella di vedere e sentire i morti.

«Il solo pensiero di una fine di Ricciardi ha messo in agitazione i fan» (Severino Colombo, Corriere della Sera).

 

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sabato 4 marzo 2023

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Mi lamento della mia immaginazione di Michail Kuz’min ( I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

Michail Savel’evič Kuz’min è nato nel 1949 a Leningrado/Pietroburgo, dove vive tuttora. Ha studiato psicologia nell’ateneo della sua città. È poeta, critico letterario, giornalista. Negli anni Settanta e Ottanta del Novecento è stato tra i fondatori della scuola leningradese dei caricaturisti con V. Bogorad, L.Pesok V.Billevic e B Petrušanskij. È stato tradotto nelle principali lingue europee. Suoi testi sono apparsi in traduzione italiana nelle riviste “L’immaginazione”, “Hebenon”, “Fermenti”, “Poesia”. Michail Kuz’min1 dichiara: “La parola ‘comporre’ è troppo volitiva, costruttiva... Preferisco la parola ‘giungere’. Cosicché non occorre inventare nulla. I pensieri giungono e se ne vanno... Alcuni si riescono a catturare e a mettere in un acquario, in una piscina... Sono pesciolini-aforismi, esistono da più di mille anni. È molto difficile allevare una nuova razza di pensieri. Penso che sia anche impossibile. Semplicemente catturo i pensieri che mi sono piaciuti, poi tento di vivere con essi...” Come ha scritto Fabrizio Caramagna, gli aforismi di Kuz’min sono tra i più importanti nell’ambito contemporaneo mondiale. L’opera di Kuz’min offre la possibilità di percepire il vasto spettro espressivo degli aforismi. Spicca l’effetto shock: fa deragliare, crollano gli schemi. Gli aforismi possono essere lievi, sentimentali, ma è sempre presente l’ironia, talora ben celata. Sono come fermenti: eccitano il pensiero, inducono processi creativi. (Paolo Galvagni)

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Cena di classe. Il primo caso dell'avvocato Meroni di Alessandro Perissinotto e Piero d'Ettorre (Mondadori)

22 febbraio 2018. All'avvocato Giacomo Meroni pare una mattina come tante, fredda e limpida. I rituali di sempre: la colazione con sua moglie Rossana e il bacio, prima che lei e la sua sedia a rotelle spariscano nel taxi che le porta a scuola. E in quel bacio ci sono due sapori: l'amaro per non aver ancora individuato il pirata della strada che ha investito Rossana l'11 settembre 2001, e il piccante di una donna che non ha perso la voglia di insegnare, di fare l'amore, di essere felice e di sciare. Ma quella non è una mattina come tante, perché, dopo aver attraversato in bicicletta una Torino silenziosa e magica, Giacomo trova ad aspettarlo in studio una madamin compita e affranta; suo figlio, Riccardo Corbini, un grigio ingegnere sulla cinquantina, è appena stato arrestato con un'accusa pesantissima: lo stupro e l'uccisione di una compagna di liceo durante una cena di classe nel giugno del 1984. Le indagini per quel delitto si sono trascinate stancamente per un tempo infinito, poi, come spesso accade nei cold case, all'improvviso è apparsa una nuova prova, quella che, secondo il PM, inchioda il cliente di Giacomo. Ma Corbini è un colpevole al quale garantire un giusto processo o un innocente che deve essere salvato dall'errore giudiziario? Giacomo sa che il compito dell'avvocato non è stabilire la verità; eppure, per lui, scoprirla fa la differenza. Per questo si impegna in un'indagine difensiva che finirà per coinvolgere tutti i compagni di classe della vittima e dell'imputato, riportando a galla odi, amori e rancori mai sopiti. 

 

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L’assioma del vuoto (Cosmo-Agonia/Noi Due) di Gianpiero Berardi (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

Questo uso pitagorico della parola, se posso azzardarmi, conferma, esaltandola, la capacità della lingua poetica di proporsi come il più efficace strumento di lettura della nostra ormai formattata realtà quotidiana; il più ricco e fecondo giacimento di mondi vissuti al quale attingere nuovi codici di azione e di vita. (Dalla prefazione di Pasquale Vitagliano) 

Gianpiero Berardi è nato a Ivrea nel 1975. Vive a Terlizzi (Bari) fin dalla prima infanzia ed esercita la professione di medico radiologo dal 2007. Si è cimentato con la poesia fin dell'adolescenza. Questa è la sua prima pubblicazione.

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Dolce vita, dolce morte di Giancarlo De Cataldo (Rizzoli)

L'omicidio irrisolto di una ragazza tedesca sconvolge la Roma fascinosa degli anni Sessanta.


1963. Luccicano le luci di Roma al tempo della Dolce Vita. Lampeggiano i flash delle macchine fotografiche tra le mani svelte e nervose dei paparazzi, gli scandali sono l’altro nome della mondanità. Nei caffè si tira tardi, il sogno più bello è quello che si sogna insieme. Sogna anche una ragazza tedesca: ha ventitré anni, si chiama Greta e vuole fare l’attrice. Finché, un giorno di maggio, viene trovata uccisa a coltellate in un palazzo nei dintorni di via Veneto. Sotto la superficie abbagliante della capitale, infatti, si nascondono gli abissi. Lo sa bene Marcello Montecchi, trent’anni, brillante firma di un prestigioso quotidiano romano. Il suo direttore gli ha chiesto di seguire il caso senza sapere che lui, Greta, l’ha conosciuta davvero, durante incontri fugaci al sapore di whisky e sigarette. E, ora, dovrà addentrarsi nel lato segreto e oscuro di quella inafferrabile ragazza. Attraverso una lente narrativa inedita e affascinante, Giancarlo De Cataldo, ispirandosi a un inestricabile cold case che ha segnato i nostri anni Sessanta, ci racconta le ossessioni e i misteri della città eterna. 
 

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